Referendum, campagna elettorale al via - La Nuova Venezia

15 marzo 2018

Pagina 19, Cronaca Venezia

di Alberto VitucciLa data del referendum è fissata. Ma non è detto che il referendum si faccia davvero. Lo dice il sindaco Brugnaro, sicuro che il Tar accoglierà il nuovo ricorso presentato dal Comune sulla "illegittimità" della decisione. Ma lo dicono a mezza voce anche i referendari. Che adesso aspettano il 21 marzo, data in cui il Tar dovrebbe pronunciarsi. Si può fare un referendum che Comune, Regione e presidenza del Consiglio giudicano "superato" dalla legge Delrio? «Certo che si può fare, devono essere i cittadini a decidere non i tribunali», dice la parlamentare del Pd Simonetta Rubinato «nulla impedisce di fare il referendum. E stupisce che un sindaco eletto dai cittadini si appelli ai Tribunali per non farlo».Intanto la campagna referendaria muove i primi passi. Ieri mattina a palazzo ferro Fini, sede del Consiglio regionale, il presidente del Movimento Venezia Autonoma ha cominciato le "consultazioni". «Abbiamo parlato con la Lega e i Cinquestelle», dice Gian Angelo Bellati «per sapere che intenzioni hanno. Stiamo contattando comitati e categorie. Dovremo lavorare insieme per il risultato». Una partita complessa, che vede come attori protagonisti molti esponenti di associazioni, comitati, partiti. «Presto per tirare le somme, vediamo cosa deciderà il Tar», dice Cesare Peris, anch'egli rappresentante di Venezia autonoma, «non c'è solo il referendum, bisognerà anche preparare il dopo. Lo scenario per il 2020». Tanti i protagonisti, non sempre in perfetta sintonia tra loro. Marco Sitran, l'avvocato che ha avviato nel 2011 la raccolta delle firme per la proposta di legge popolare che poi è approdata in Regione. Ma anche gli esponenti del comitato della terraferma con l'avvocato Stefano Chiaromanni. E poi Bellati, già candidato sindaco della Lega e delle liste civiche nel 2015. Poi alleato al ballottaggio con Brugnaro, da cui ha in seguito preso le distanze. «Ha tradito i patti, aveva promesso che avrebbe fatto il referendum», dice. Con lui Chiara Guzzon, esponente della Lega «licenziata» da Brugnaro mentre era assessore al Commercio. Si era spesa in favore dell'autonomia in una maggioranza fucsia per la gran parte unionista. Tiepidi anche i leghisti veneziani. Il capogruppo Giovanni Giusto aveva votato no, insieme alla consigliera Silvana Tosi, ma la sua alleanza con il sindaco imprenditore non ne fa un pasdaran dell'autonomia.Rientra in gioco anche Mario D'Elia, avvocato del Lido che da quarant'anni ha fatto dell'autonomia la sua bandiera. «È la quinta volta, ma che significa? Anche alle Politiche si va a votare ogni cinque anni. È ora che i cittadini si rendano conto di tutte le balle che gli hanno raccontato. Che con i due comuni uniti tutti i loro problemi sarebbero stati risolti. Non è andata così». D'Elia ricorda anche di avere un suo programma basato sull'autonomia con cui si è candidato a sindaco. E un Movimento pronto a scendere in campo. Ci sono anche le associazioni e i comitati che si dichiarano per l'autonomia amministrativa (Gruppo 25 Aprile, Venessia.com, Forum Arsenale e altri). E stavolta anche esponenti della sinistra e del Pd, da sempre contrari ala separazione. A benedire gli autonomisti anche l'ex sindaco socialista Mario Rigo. «Unica speranza per salvare Venezia», dice. Ma per la certezza del voto bisognerà adesso attendere le sentenze del Tar.

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pubblicata il 15 marzo 2018

 
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