Materne paritarie, appello del Veneto - Il Gazzettino

18 dicembre 2017

Pagina 8, Nordest

VENEZIA Nuova manovra, nuova protesta. Le scuole dell'infanzia paritarie tornano a mobilitarsi contro la scure che attualmente incombe sul disegno di legge di Bilancio, già licenziato dal Senato e ora pronto ad approdare alla Camera. Il testo finora approvato prevede infatti una riduzione di circa 60 milioni di euro destinati alle materne gestite da parrocchie, associazioni ed enti no profit, che in Veneto accolgono due bimbi su tre: «Le conseguenze dei tagli ricadranno, purtroppo, su migliaia di famiglie che dovranno ingiustamente subire imprevisti aumenti di retta, allargando il divario del trattamento con i fruitori del servizio statale», attacca Stefano Cecchin, presidente regionale della Fism.I NUMERISecondo i dati diffusi dalla stessa Federazione italiana scuole materne, attraverso un appello ai parlamentari veneti, il problema è particolarmente sentito in questo territorio. Le paritarie sono frequentate a livello nazionale da 582.000 bambini, cioè quasi il 40% di quelli scolarizzati fra i 3 e i 6 anni d'età, mentre in ambito veneto gli iscritti sono ben il 65%: oltre 81.000 piccoli, distribuiti in 1.128 plessi. «È un patrimonio straordinario di servizio pubblico sottolinea Cecchin di grande valore culturale e sociale per il loro profondo radicamento nelle comunità locali, che va tutelato e valorizzato in modo concreto, con adeguate provvidenze economiche pubbliche, anche in funzione di equità sociale, visto che i fruitori delle scuole materne statali e/o paritarie comunali godono della gratuità della frequenza.LA LEGGENella legge di Bilancio per il 2017 erano stati previsti uno stanziamento di 500 milioni per l'intero comparto delle paritarie, altri 24 per l'integrazione degli alunni disabili ed ulteriori 50 per le sole scuole dell'infanzia. «Con disappunto e grave preoccupazione lamenta però il presidente Cecchin abbiamo appreso che il Senato, nonostante le nostre sollecitazioni a ripristinare quantomeno i medesimi stanziamenti dell'anno corrente, ha confermato il progetto di legge di Bilancio 2018 del governo con il taglio dei primi due stanziamenti di circa 10 milioni e con l'eliminazione dei 50 destinati alle scuole dell'infanzia».Di qui l'appello della Fism Veneto ai deputati e al governo, in vista dell'arrivo della bozza nell'aula di Montecitorio (domani la discussione, mercoledì la fiducia): «Chiediamo che siano recuperati per intero i fondi già presenti nel bilancio del 2017, specie quelli per le scuole dell'infanzia. È questione di equità sociale, di concreto riconoscimento del fondamentale ruolo delle scuole paritarie nel sistema nazionale di istruzione che consente, tra l'altro, un enorme risparmio alla finanza pubblica».LA RISPOSTAUn grido di preoccupazione a cui intende dare risposta Simonetta Rubinato, deputata trevigiana del Partito Democratico. «Mancano all'appello 50 milioni di euro che è proprio la cifra spiega richiesta nel mio emendamento, fondamentale per confermare le risorse del capitolo 1479, introdotto nella scorsa Legge di Bilancio per l'anno 2017 e che il ministero dell'Istruzione non ha previsto anche per il prossimo anno. Al momento stiamo lavorando con la Presidenza del Consiglio e il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta, per trovare la copertura necessaria». La dem specifica di aver interessato della questione pure il premier Paolo Gentiloni, in considerazione del fatto che l'obiettivo previsto dalla legge sulla Buona Scuola è di ampliare l'offerta formativa da 0 a 6 anni. «Ma non si riuscirà ad ampliare l'offerta formativa a livello nazionale chiosa Rubinato se non si garantisce prima di tutto la sopravvivenza delle scuole materne paritarie già esistenti, indispensabili per l'accoglienza di 582mila bambini, che oggi sono in gravi difficoltà finanziarie nonostante il grande risparmio che assicurano allo Stato, visto che il contributo medio pro capite che ricevono per il servizio pubblico erogato è dieci volte inferiore al costo di un bambino alla scuola materna statale». Un'attenzione rivolta in particolare alla situazione veneta: « Se queste scuole chiuderanno, come già sta accadendo anche in Veneto conclude l'esponente del Pd verrà meno l'obiettivo dell'ampliamento dell'offerta, oltre a perdere un patrimonio fatto di professionalità ed esperienza, vero modello di sussidiarietà orizzontale».Angela Pederiva

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pubblicata il 18 dicembre 2017

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