I COMMENTI SUL REFERENDUM DI CHI CI OSSERVA DA FUORI: UTILI INDICAZIONI PER IL PD

30 dicembre 2016

L’analisi del voto referendario che vi ho proposto nella mia precedente newsletter ha trovato sostegno successivo nel numero dell’“Internazionale” titolato “L’Italia dopo il referendum”, che ha dato spazio alla percezione che si è avuta in Europa all’indomani del 4 dicembre. La sintesi è che "non bisogna cadere nella tentazione di collegare il risultato del referendum italiano all'ondata populista che ha portato alla vittoria della Brexit nel Regno Unito e di Donald Trump negli Stati Uniti", diversamente da quanto affermato da molti commentatori italiani e dallo stesso Renzi, che nel suo discorso all'Assemblea del Pd del 18 dicembre scorso lo ha invece proprio collegato, in una linea di continuità, all'esito delle elezioni americane e del referendum inglese ("Si chiude il 2016 che è un anno straordinario per tanti aspetti, per la politica internazionale e nazionale, nel senso tecnico del termine, fuori dall'ordinario. Se ci avessero detto all'inizio dell'anno che Donald Trump sarebbe stato il Presidente degli Stati Uniti d'America non tutti ci avrebbero creduto... Ha vinto la Brexit nel Regno Unito... Ha vinto naturalmente il No al referendum, abbiamo perso, ho perso... e anche questo ha segnato in modo molto forte il dibattito politico europeo").

Non si tratta di un errore da poco nella diagnosi della sconfitta (come anche quello di pensare che "se il 59% del No è un voto politico, lo è anche il 41%" - sempre Renzi in Assemblea) che rischia di avere come conseguenza quella di sbagliare anche nell'individuare la cura. Per questo penso che sia necessario un esercizio effettivo di umiltà, non solo declamata, di prudenza, di ascolto vero e non mediatico per riconnettere il Pd ed il suo leader alla maggioranza profonda del Paese. Come ha scritto in modo molto efficace Stefano Folli, "Il popolo, quando viene chiamato in causa, merita di essere ascoltato e non solo utilizzato. Altrimenti si finisce per dar ragione all'ironia di Brecht, quando ammoniva i dirigenti della Germania Est che «se il comunismo non va bene per il popolo, bisogna cambiare il popolo»" (link al pezzo Un'autocritica che non convince su Repubblica 19 dicembre).

Ecco alcuni tra i passaggi più significativi della stampa estera.

 

The Independant, Regno Unito: "Le complesse ragioni del no" di James Newell

Chiariamo una cosa: Non si è trattato di una "rivolta populista contro l'establishment". La divisione tra SI e NO è trasversale rispetto a quella tradizionale tra destra e sinistra, populisti e antipopulisti, Élite liberali e persone che vivono in condizioni meno esaltanti... Gli appelli di Renzi - a ridurre il potere del senato, i costi della politica e il numero dei parlamentari - erano tutti espressi nei classici termini del populismo.

Ma il numero stesso dei NO smentisce l'interpretazione semplicistica del risultato, che non può essere visto come un ulteriore espressione dell'ondata populista. Il voto è stato piuttosto l'espressione di una serie di NO diversi: NO alle specifiche modifiche della Costituzione proposte dalla riforma; NO elle élite politiche in generale; NO alle difficoltà economiche e sociali; ma soprattutto NO al Governo Renzi, che qualche mese fa aveva puntato tutto il suo futuro sul risultato, presentando il voto come un plebiscito su di lui e sul suo esecutivo...

Non è escluso che l'esperienza di Renzi possa continuare, perché non è ancora esaurito il suo capitale politico. È alla guida di un partito "personalizzato" e "presidenzializzato". E se nessuno dei suoi oppositori può rivendicare per sé il 60% dei NO, il 40% dei Sì è tutto suo...

Il risultato del referendum comporta necessariamente la revisione della legge elettorale per la Camera dei deputati... ora è considerata un regalo ai cinque stelle, anche se il movimento si era opposto alla sua approvazione perché concentrava troppo potere nelle mani del premier. Con uno straordinario volta faccia, i cinque stelle vogliono oggi elezioni immediate con la legge in vigore. In questo caso la Camera e il Senato, che continueranno ad avere gli stessi poteri, avrebbero quasi sicuramente una composizione molto diversa, perché un unico partito avrebbe la maggioranza alla Camera ma non al Senato...

Comunque vadano le cose, rimane da capire se un movimento che raccoglie consensi da destra e da sinistra e che finora è stato un partito di protesta, riuscirà a rimanere unito quando sarà sottoposto alle pressioni che comporta governare un paese. E la sua esperienza nelle amministrazioni locali non è di buon auspicio.

 

The New York Times, Stati Uniti: "L'Italia dopo il referendum" di Jadson Horowitz

Agli italiani, che hanno visto 63 governi in settant'anni, le dimissioni del 5 dicembre sono sembrate un rituale familiare come il caffè del mattino, anche se questa volta la posta in gioco era molto più alta...

Renzi non è riuscito a garantire i posti di lavoro e la ripresa che aveva promesso. Altri hanno evocato il loro sincero dissenso sulla riforma costituzionale. Altri ancora attribuiscono la caduta del presidente del consiglio alla sua arroganza e al fatto di aver legato il suo destino politico al risultato del referendum. Quasi tutti, comunque, concordano sul fatto che Renzi sia stato spazzato via dal forte clima antisistema che si respira nella società italiana.

Ma se in Austria, Francia e Germania i populisti hanno assunto toni di destra e xenofobi, il caso del Movimento 5 stelle è diverso. È ideologicamente non ortodosso: ha idee socialmente progressiste, ma allo stesso tempo è populista in campo economico e fortemente giustizialista...

Il 5 dicembre i suoi leader hanno festeggiato le dimissioni del presidente del consiglio, come se fossero i vincitori del referendum. Eppure consacrare già da ora il Movimento 5 stelle come la prossima forza di governo significa trascurare le complessità della politica italiana. Per rovesciare Renzi, il movimento ha dovuto far fronte comune con altri partiti allineati con l'establishment Italiano, compresi alcuni politici in carica da una vita...

Per mesi i dirigenti del movimento si sono opposti al cosiddetto Italicum... Prima del 4 dicembre, Grillo e altri esponenti del suo partito avevano dichiarato che la legge elettorale di Renzi, ora all'esame della Corte Costituzionale, apriva la porta alla dittatura. Subito dopo la sconfitta di Renzi, Grillo ha cambiato idea...

 

Jacobin Magazine, Stati Uniti: "Tutto cambierà" di David Broder

Il referendum è qualcosa di più di uno scontro tra partiti. Ingannato dalla eccessiva fiducia nella sua popolarità, Renzi ha subito detto che in caso di sconfitta si sarebbe dimesso, e questo ha polarizzato la consultazione spingendo i partiti d'opposizione verso il NO. La sua idea personalistica della politica emerge chiaramente anche dalle riforme costituzionali proposte, che neutralizzando il Senato e indebolendo le regioni miravano a creare un governo più forte capace di realizzare il suo progetto di "rottamare" la vecchia Italia e rimodellare l'economia sulle linee del neoliberismo anglosassone.

L'idea che solo votando Sì (Quindi rottamando l’attuale Costituzione italiana) si sarebbe garantita la stabilità riflette l'illusione costruita dai mezzi di informazione italiani negli ultimi anni, secondo cui Renzi è una specie di salvatore che ha sostituito il vecchio e inefficiente centro sinistra con una terza via alla Blair e alla Clinton. In quest'ottica il tentativo di Renzi di proporre alla base del suo partito riforme favorevoli alle imprese, andando perfino oltre le ambizioni di Silvio Berlusconi, sarebbe stato l'unico modo per fare di nuovo dell'Italia "un paese normale" e fermarne il declino. Ma il rottamatore, a differenza del suo eroe neolaburista, è arrivato al potere nel momento politico sbagliato, purtroppo per lui, e in un periodo in cui per colpa della crisi del 2008, non ci sono soldi.

Dopo essere riuscito, dove Berlusconi aveva fallito, a liberarsi dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori... con il referendum Renzi voleva accentrare su di se maggiori poteri istituzionali per fare approvare altre riforme senza i vincoli del sistema bicamerale... L'enfasi retorica della campagna a favore del Sì, incentrata su Renzi, che imperversava in tutte le trasmissioni televisive, era in realtà solo un tentativo paternalistico di dimostrare il suo stesso "populismo" con la promessa di "eliminare le poltrone dei senatori "per far risparmiare ai contribuenti qualche decina di milioni di euro. Ma il presidente del consiglio non è riuscito a convincere gli elettori di essere veramente un "outsider"...

Dopo aver accusato Renzi di aver cercato di “rottamare” il centrosinistra, D'Alema ha accolto con gioia la sconfitta del progetto neocentrista di trasformare il PD nel partito della nazione. Renzi, a giudicare dalle sue proposte, ha cercato di portare alle estreme conseguenze gli sviluppi degli anni novanta e duemila che avevano spinto i comunisti, i progressisti e i democristiani a unirsi in un unico partito, creando una forza esplicitamente modellata sul Partito democratico statunitense con una piattaforma politica neoliberista...

Il NO che ha sconfitto il renzismo non è un ribaltamento decisivo della teoria della "ristrutturazione" neoliberista che in tutta Europa prevale quando si parla dell'Italia, e non è stato neanche una mobilitazione della sinistra su temi della destra radicale o dei populisti... I populisti e i partiti di destra sono stati più capaci di mobilitare gli elettori di quanto lo sia stata una sinistra stanca e divisa, e ci sono buone probabilità che la sconfitta di Renzi accelererà il loro arrivo al potere, soprattutto considerato il forte sostegno dei giovani ai cinque stelle. Ma il futuro è ancora incerto, e la crisi del PD è un'opportunità non solo per il partito di Grillo. La mobilitazione per il NO, insieme alla spaccatura all'interno del PD, è indice di un elettorato che non crede più a Renzi e chiede più democrazia. D'altra parte, visti i modesti risultati ottenuti dai cinquestelle alla guida di Roma negli ultimi mesi e il successo di Luigi de Magistris e della sinistra indipendente a Napoli, non è detto che questi elettori si schiereranno necessariamente con i cinquestelle se avranno una vera alternativa. Tutta la sinistra ha votato NO, ora però deve formulare un suo progetto per l'Italia del dopo Renzi.

 

El Pais, Spagna: "L'apocalisse controllata" di Rubén Amon

Andare a votare senza sapere su cosa. La contraddizione tra l'estasi democratica di un referendum e l'arcano contenuto della scheda elettorale è il rimprovero più grande che si possa fare a Matteo Renzi e al suo progetto politico. Eliminare la schizofrenia bicamerale del sistema italiano o dare più potere al Governo sembrava sensato, ma la complessità e la vanità della riforma hanno trasformato il referendum in un semplicistico plebiscito sul presidente del consiglio.

Renzi è arrivato al potere senza passare dalle urne, e le urne lo hanno divorato. Non solo perché aveva sopravvalutato il suo gradimento nel Paese, ma anche perché ha cercato di portare avanti una piccola rivoluzione senza neanche avere il consenso di tutto il suo partito. È per questo che non bisogna cadere nella tentazione di collegare risultato del referendum italiano all'ondata populista che ha portato alla vittoria della Brexit nel Regno Unito e di Donald Trump negli Stati Uniti. Il fatto che Mario Monti e Massimo D'Alema - ex presidenti del consiglio molto diversi tra loro - abbiano fatto campagna contro la riforma dimostra che anche il NO ricadeva nel decoro istituzionale...

A differenza del Regno Unito e degli Stati Uniti, l'Italia non è divisa in due: di per sé, il referendum non forniva ragioni per appassionarsi o litigare furiosamente in famiglia, ma l'atmosfera di scontro della campagna elettorale, gli interessi dei partiti e la situazione internazionale hanno creato uno stato di psicosi, spingendo il Paese sull'orlo di una "mini apocalisse". Il neologismo è stato coniato - in uno sforzo terapeutico di analizzare la campagna elettorale - dal filosofo Massimo Cacciari. In Italia l'apocalisse è sempre dietro l'angolo, ma il prefisso "mini" serve a creare il coefficiente di sdrammatizzazione che si applica a qualsiasi fenomeno.

Siamo nell'epoca delle post-verità, in cui la verità coincide con quello che viene percepito. Per questo Grillo ha chiesto di votare con la pancia. Per la stessa ragione la politica rischia di perdere la sua capacità civilizzatrice. Soprattutto se viene ridicolizzata attraverso un referendum con cui si chiede agli elettori di risolvere l'enigma di una scheda inestricabile quando è molto più semplice fare il gesto dell'ombrello.

 

Süddeutsche Zeitung, Germania

Matteo Renzi si è fregato da solo, in modo sciocco e senza che ce ne fosse bisogno. Va detto chiaramente... Ma, a 41 anni, è improbabile che lasci definitivamente la politica.

L'aspetto più significativo non è nella vicenda personale di Renzi, ma nel pericolo che la bocciatura della riforma chiuda una fase del rinnovamento italiano osservata con molto interesse all'estero. Forse le riforme di Renzi non erano tutte perfette: alcune erano scritte così frettolosamente da essere state bocciate dalla Corte Costituzionale. Ma avevano innescato una nuova dinamica in un Paese che ha urgente bisogno di ripartire...

Il 4 dicembre ha vinto Beppe Grillo. Il fondatore e leader del Movimento 5 stelle aveva esortato gli italiani a non votare con la testa ma con la pancia. A votare con rabbia. Se questo è l'unico programma per il futuro dell'Italia, allora buonanotte. 

 

Financial Times, Regno Unito: "Questa volta l'Europa rischia grosso" di Fidano Rachman

Per l'Europa le conseguenze del voto italiano non sono a prima vista drammatiche come quella del referendum sulla Brexit... I Britannici hanno votato per lasciare l'unione Europea, gli italiani hanno soltanto respinti una serie di complesse modifiche alla Costituzione che, secondo molti esperti, erano mal concepite.. Ma sul lungo periodo la crisi politica italiana potrebbe rappresentare una minaccia ancora più grave per la sopravvivenza dell'Unione. I motivi sono politici, economici e geografici.

L'Italia, a differenza del Regno Unito, è uno dei paesi fondatori dell'Unione...  Dopo l'inizio della crisi economica del 2008 l'Italia ha perso almeno il 25% della sua produzione industriale. La disoccupazione giovanile è quasi al 40 per cento. Molti italiani associano l'avvento dell'euro alla depressione economica, e alcuni economisti sono convinti che l'euro abbia ridotto la competitività dell'economia italiana, che si è trovata senza lo strumento della svalutazione e in un contesto deflattivo che aumenta il peso del debito pubblico.

In questo scenario drammatico, Renzi potrebbe essere uno degli ultimi leader italiani a incarnare la tradizionale posizione europeista dell'Italia...

Lo stesso non si può dire dei partiti di opposizione che scalpitano dietro di lui...

La brexit è una questione complicata ma non minaccia direttamente la sopravvivenza della moneta unica (il Regno Unito ha conservato la sua moneta: ndr), né rischia di scatenare una crisi finanziari? La catena di eventi messa in moto dalla sconfitta di Renzi al referendum potrebbe fare entrambe le cose.

Il pericolo immediato riguarda il sistema bancario italiano. Nel nuovo clima di incertezza politica, la ricapitalizzazione degli istituti di credito in difficoltà - in particolare il Monte dei Paschi di Siena - è a rischio. Questo potrebbe far crescere la richiesta di un salvataggio pubblico, che però sarebbe molto difficile considerando che lo Stato italiano è già pesantemente indebitato. I timori sulle dimensioni del debito pubblico potrebbero spaventare gli investitori, spingendo al rialzo i tassi di interesse e mettendo a rischio la solvibilità dello Stato.

Per l'Europa il salvataggio dell'Italia sarebbe molto più difficile di quello della Grecia... Questa dinamica potrebbe essere contrastata dalla capacità tutta italiana di vivacchiare - sia in politica sia in economia - riuscendo sempre ad evitare il crollo. E anche l'Unione europea sembra aver acquisito la stessa capacità in questi anni dell'euro. Ma se anche gli italiani riusciranno a mettere insieme un uovo governo e a scongiurare una crisi bancaria, il quadro complessivo è fosco. L'economia italiana è in una fase di stagnazione e il suo centro politico si sta disgregando...

... il 60º anniversario della firma del trattato di Roma. Di questo passo, più che una festa sarà una veglia funebre.

 

Le Monde, Francia: "Un problema non solo italiano"

... Legando il suo destino al referendum, Renzi ha trasformato il referendum in un plebiscito su di sé. La strategia del premier è comprensibile: è arrivato alla guida del Governo nel febbraio del 2014, grazie a una manovra di palazzo, senza vincere le elezioni. La sua legittimità, però, era stata rafforzata da successo alle elezioni europee del 2014. Ma Renzi voleva di più, e da qui è nata la sconfitta.

Gli italiani si sono espressi anche contro un esercizio solitario, e a volte brutale, del potere da parte di Renzi. A questo si aggiungono i risultati economici insufficienti, nonostante una riforma del mercato del lavoro coraggiosa, gli italiani sono più poveri di quando è cominciata la crisi finanziaria.

In altri tempi questa caduta di Renzi sarebbe stata solo una vicenda italiana. Purtroppo, però, i mercati finanziari sono nervosi e le banche italiane che non sono in salute rendono l'euro fragile.L'arrivo al potere del partito di Grillo sarebbe una catastrofe... Il frequente ricorso di Roma ai governi tecnici è il sintomo di una democrazia malata. Nel prossimo futuro, però, è l'unica cosa che può impedire al Paese di scivolare verso l'ignoto.

 

New Statesman, Regno Unito: "Un argine al populismo" di James Crisp

I leader dell'Unione europea fanno bene a considerare il risultato delle elezioni presidenziali in Austria come una vittoria. Ma sbagliano a considerare il referendum italiano come un trionfo dei movimenti euroscettici...

... "anche se gli euroscettici escono rafforzati dal voto, interpretarne il risultato come unnuovo capitolo dell'avanzata populista in Europa è sbagliato ed è una forzatura" (Alberto Alemanno, professore di legge del programma dell'UE Jean Monet: ndr). Renzi è diventato molto popolare a Bruxelles dopo essersi insediato al potere con una manovra di palazzo nel febbraio 2014. Era un europeista riformatore che sembrava ansioso di misurarsi con la politica continentale. Questo quadro è cambiato quando ha cominciato ad attaccare Bruxelles sulla flessibilità di bilancio nel tentativo di rilanciarsi in un momento in cui era in difficoltà nel suo Paese. Inoltre, la promessa di Renzi di dimettersi in caso di sconfitta ha personalizzato il referendum. Così il premier ha dato agli elettori la possibilità di colpirlo proprio quando la sua popolarità era al minimo.

Non bisogna dimenticare poi che i cambiamenti costituzionali proposti dal Governo avrebbero reso più facile per il Movimento 5 stelle conquistare il potere alle elezioni del 2018. Se la riforma fosse passata, un potenziale governo dei cinque stelle avrebbe avuto meno difficoltà a fare i passi necessari per portare il Paese fuori dall'unione monetaria.


pubblicata il 30 dicembre 2016

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