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Il rischio dell'Italexit e il ritorno al voto

28 maggio 2018

Non ero tra coloro che tifavano contro il governo Lega-M5s: in una democrazia parlamentare chi ha la maggioranza dei voti deve essere messo alla prova della responsabilità di governare. Non sarà così (per ora). La gestione della crisi, soprattutto nella parte finale, poteva essere più accorta da parte dello stesso Quirinale. Ma Salvini, tenendo fermo il nome di Savona e rifiutando la mediazione proposta da Di Maio su Giancarlo Giorgetti, numero 2 della Lega, ha dimostrato in modo evidente che il suo vero obiettivo era tornare al voto, a differenza di Di Maio che il governo lo voleva davvero fare. Un giocatore abilissimo il capo della Lega, che ottenuto quello che voleva neanche ci pensa a seguire Di Maio sulla richiesta di impeachment del Presidente della Repubblica. 
 
Salvini però sta scherzando col fuoco: la sua ‘idea’ (quella che stava dietro l'imposizione di Savona) di paventare all’Eurogruppo la nostra possibile uscita dall’euro per ottenere regole più favorevoli all’Italia (per aumentare ancora spesa e debito pubblico!) rischia di essere un azzardo, perché oggi in Germania (e non solo) sono in molti, a partire dalle analoghe forze populiste/sovraniste tedesche, a tifare per l’uscita dall’Europa del nostro Paese, per timore di doverne condividere il debito ad es. con gli eurobond.
 
In Mattarella, che pure ha cercato di favorire la gestazione del governo giallo-verde, è prevalsa alla fine la preoccupazione che la nomina di un ministro dell’economia che più volte ha manifestato la sua critica alla permanenza dell’Italia nell’euro, unita a un contratto di governo palesemente privo di adeguate coperture, potesse da subito danneggiare i conti pubblici e i risparmi degli italiani. Essendo almeno il Presidente della Repubblica consapevole che la nostra sovranità è limitata, ebbene sì, non per colpa della Merkel o dei mercati, ma del nostro debito pubblico: il Tesoro dovrà chiedere quest’anno 400 miliardi di prestiti in titoli di Stato ai mercati per mandare avanti ospedali, scuole, trasporti, pagare gli stipendi ai pubblici dipendenti ed erogare le prestazioni sociali. Ci piaccia o no, come un’impresa o una famiglia sovraindebitate, lo Stato italiano dipende da chi i soldi ce li deve prestare, a cui come contribuenti dobbiamo pagare gli interessi, nel 2017 pari a 66 miliardi (ricordo che, con l'impennata dello spread nel 2011, nel 2012 ne abbiamo pagati 84 e la previsione era che salissero a oltre 96 miliardi nel 2014). Anche se al posto di Mattarella avrei dato ora l’incarico non a Cottarelli (tutto grasso che cola per Lega e M5S), ma alla presidente del Senato o al presidente della Camera.
 
Penso comunque che ora si debba tornare al voto: anche perché chi ipotizza una Italexit lo deve chiedere con chiarezza agli elettori, essendo quelli che poi ne dovranno pagare il conto. La speranza è che emerga quanto prima una proposta politica che dimostri la responsabilità e la credibilità necessarie per spiegare agli italiani cosa si può e si deve fare per riconquistare la piena sovranità risanando il macigno del debito pubblico (che a marzo ha superato i 2.302 miliardi di euro) che, oltre a sottrarre risorse agli investimenti e alle spese sociali, sta compromettendo il futuro dei nostri giovani.

pubblicata il 28 maggio 2018

 
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